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Miami Dolphins: |
by Charlie Brown |
| Analizzare la stagione 1999-2000 dei Miami Dolphins non è semplice. Prima di tutto perché non è ancora chiaro a molti quali erano le effettive potenzialità di questa squadra, e secondariamente perché è chiaro ancora a meno gente cosa sia successo ai Delfini dopo la sciagurata sconfitta di regular season a Buffalo. Ma andiamo con ordine, partendo dalla scorsa off-season. Al di là della breve telenovela sul ritiro di JJ, poi rientrato con lassunzione di Wannstedt come suo vice, era noto a tutti, alla fine della scorsa stagione, quali erano i punti su cui i Dolphins avrebbero dovuto lavorare in off season, via free-agency e draft: lattacco. Serviva un bel ricevitore veloce, serviva qualche ritocco alla linea, si poteva anche cominciare a pensare ad un backup in prospettiva per Marino. Ma soprattutto, serviva qualcuno che corresse. |
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Nel draft, quindi, tutte le energie furono indirizzate a rimpolpare il settore dei runners. Lunico problema era che quelli che sarebbero serviti davvero, i runners disponibili che avrebbero potuto spostare gli equilibri (i vari Williams e James), erano fuori portata per le scelte disponibili a Miami. Ciononostante, ricorrendo a quelle magate di cui solo lui è capace nel giorno del draft, Jimmy Johnson era riuscito a portare a casa un solido back come James J. Johnson, uno dei migliori prospetti nel ruolo di fullback come Rob Konrad e, al quinto giro, aveva deciso di rischiare una scelta tutto sommato spendibile su quello che veniva identificato come il nuovo Randy Moss (nel senso del talento e dei problemi che si portava appresso), cioè Cecil Collins. Considerando che poco prima del draft day JJ aveva anche portato a casa dai Giants Tyrone Wheatley per una sesta scelta, la competizione nel camp si annunciava dura: contando Karim Abdul Jabbar, John Avery e Stanley Pritchett (e tagliati Roosevelt Potts e, tra le lacrime dei tifosi, Bernie Parmalee), erano in 6 per i posti di running back più i due fullback. |
| Il resto era andato a posto abbastanza presto. Come ricevitore si era deciso di puntare su Tony Martin, sperando che i suoi problemi legali si risolvessero, come poi è avvenuto. La linea dattacco era stata potenziata con lingaggio di Gogan e la scelta del centro Ruegamer, quella di difesa con lingaggio (rivelatosi poi azzeccatissimo) di Rich Owens ed il resto della difesa praticamente lasciato intoccato, avendo cura di bloccare con contratti quinquennali Robert Jones e, soprattutto, Zach Thomas. Insomma, tutto bene. |
| Ed infatti la stagione parte subito bene, con una vittoria netta al
Milehigh Stadium in casa dei campioni in carica. La squadra sembra equilibrata. Ancora non
riesce a correre come vorrebbe, ma qualche miglioramento rispetto allo scorso anno
cè. E poi la difesa è la stessa, terrificante, dello scorso anno, che non concede
quasi nulla neanche ad un certo Terrell Davis, quello che lo scorso anno laveva
ridicolizzata nei playoffs. Insomma una vittoria non fa primavera, ma pare che qualcosa di
buono ci sia. La settimana successiva, in casa con i Cardinals, arriva unaltra vittoria che, seppure di stretta misura, sofferta e non poco, conferma che la strada intrapresa può essere quella giusta. Sfortunatamente, dopo la settimana di riposo, arriva la prima sconfitta contro i Bills, e per di più al Pro Player Stadium. Mentre tutti cominciano a pensare "Ecco, questanno sarà la stessa storia", i Dolphins invece ingranano la quinta ed infilano cinque vittorie di fila, iniziando con Marino che va a dare una lezione di gioco a Peyton Manning in casa sua per una preziosa vittoria a Indianapolis (ma ad inizio ottobre nessuno aveva ancora capito che i Colts questanno avrebbero fatto sul serio). |
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Il 17 ottobre è il primo giorno della svolta: giusto dopo aver lanciato la sua 60.000 yds in carriera, Dan Marino si infortuna alla spalla. Sembra linizio della fine (forse anche della sua carriera), ma è invece linizio del nuovo inizio: e JJ, anche se nessuno gli aveva mai fatto caso più di tanto, aveva sempre detto che lui di un backup per Dan non aveva bisogno, perché Damon Huard gli dava garanzie. Insomma, come è, come non è, Damon Huard entra e guida la squadra ad una incredibile vittoria nel finale 31-30 a casa dei Patriots. Ed è solo linizio, perché seguono le vittorie in sequenza contro Phila ed Oakland e soprattutto lincredibile shutout 17-0 nel Sunday Night del 7 novembre inflitto ai futuri campioni AFC di Tennessee: i Titans sono letteralmente disorientati da una prova di forza impressionante della difesa dei Dolphins, con 3 intercetti di Sam Madison. |
| Quindi, ricapitoliamo: è metà stagione, Miami è 7-1 ed in testa solitaria alla AFC East, autentico girone di ferro della NFL. Sì. daccordo, il suo quarterback hall-of-famer è fuori per infortunio, ma il suo sostituto è 4-0, e mostra segni impressionanti di vivacità. La squadra gira, ed anche lattacco sembra aver trovato un suo equilibrio di gioco, con segni di vita dal running game che a gioco lungo riesce a produrre qualcosa, fosse anche una minore pressione su quarterback e ricevitori. Poi, la solita difesa da paura, ma quella non è una novità. E, infine, un kicker da leccarsi i baffi, avviato a battere il record di FG in una singola stagione. Alla grande. insomma Ripensandoci a posteriori (bravi tutti, così ) è facile dire di no. Anche nel roster la situazione si stava stabilizzando, ma in un modo quantomeno rivedibile: Avery era stato scambiato con Denver, Wheatley, tagliato ancora prima che la stagione iniziasse, era approdato ai Raiders dove era esploso, Abdul Jabbar, il RB partente fino allanno prima, stava per essere letteralmente svenduto a Cleveland (per una settima scelta!). La decisione di puntare tutto sui rookies JJJ e, soprattutto, Collins era a questo punto evidente. | ![]() |
| E stava arrivando il momento cruciale, una partita quasi di playoffs perché contro un avversario duro, su un campo durissimo e con un importante tiebreaker in palio. Il 14 novembre Miami collassa letteralmente allOrchard Park sotto i colpi dei Bills, per un 23-3 ancora più pesante di quanto non dica il punteggio. È la svolta della stagione. È la prima sconfitta di Huard, è la prima volta che la difesa concede 100 yds ad un runner avversario (Smith), è la partita in cui si infortuna Cecil Collins. Non funziona niente, e le facce dei Dolphins che rientrano nello spogliatoio dicono più di molte analisi. | |
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Da questo momento Miami non sarà più la stessa. La successiva vittoria
in casa contro New England è unillusione. Torna Marino, ma non è ancora a posto, e
Miami incassa un umiliante shutout 20-0 dai Cowboys, sullultimo campo in cui JJ
avrebbe voluto perdere, perdipiù in quel modo. La domenica successiva Marino si riabilita
con una partita mostruosa, ma i Colts ormai sono lanciati e passano a Miami 37-34 con un
FG allultimo secondo. Non tutto è perduto. In fondo la classifica dice ancora 8-4, e le ultime partite non sono impossibili. Ma ormai qualcosa si è rotto nella squadra, ed il finale di regular season è un calvario: 2-sconfitte-2 con gli odiati Jets che Big Tuna sta risollevando dopo il terribile inizio di stagione, un brodino con la stentatissima vittoria a colpi di field goals in casa contro San Diego e la botta finale a Washington, mentre la sconfitta di Kansas City ci regala in extremis una wild card per quel risicato ultimo posto nei playoffs che fino a due mesi prima nessuno avrebbe osato mettere in discussione. |
| La squadra si presenta al gran ballo finale con il morale in condizioni
dubbie. È ancora possibile sperare (soprattutto contando sul fatto che linizio del
playoffs sarà a Seattle, contro una squadra che, se possibile, sta quasi peggio), ma
onestamente, la possibilità che questa squadra possa concedere a Dan di finalmente
infilarsi un anello sembra quanto mai remota a tutti. Ed invece a Seattle i Dolphins sono trasformati. Una difesa veloce e grintosa costringe Kitna più a terra che in piedi, un JJJ concreto ed efficace rivitalizza lattacco ed un Marino pimpante e preciso come ai bei tempi fa girare finalmente la squadra come ad inizio stagione. Il risultato è una vittoria 20-17 più convincente di quanto non dica il punteggio, che proietta Miami verso la difficile trasferta di Jacksonville per il Divisional Championship con rinnovate speranze. |
| Ed invece a Jacksonville i Dolphins sono trasformati. Ammesso che quelli (non) scesi in campo fossero stati i Dolphins. Il punteggio finale di 62-7, record assoluto dei playoffs e record assoluto negativo per Miami, non ammette repliche, e tutto quello che rimane da fare è meditare sulla terribile figuraccia fatta in campo da tutti. Non si salva niente e nessuno, dagli intercetti presi da Marino, dalle tonnellate di placcaggi sbagliati dalla difesa sui runners dei Jaguars, fino ad arrivare allincredibile e quasi comico touchdown concesso a Brackens. E la faccia di Jimmy Johnson durante la partita è da cineteca. A posteriori si può anche pensare che questo punteggio abbia forse danneggiato i Jaguars quanto i Dolphins, illudendoli in qualche modo sulla loro reale forza, per finire spazzati via dai Titans dopo 7 giorni. In ogni caso per Miami è stato un autentico elettroshock. |
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| Cosa è successo dopo si sa. Il ritiro di Jimmy Johnson, lincarico a
Dave Wannstedt, il cambio di gran parte del coaching staff, e vedremo cosa succederà in
free agency ed in un draft dove Miami non ha nemmeno una prima scelta. Ma, logicamente, il
destino dei Dolphins è ancora legato a quello di Dan Marino. Se, dopo una stagione in cui
ha lanciato 12 TD pass e 17 intercetti, ma ha fatto vedere ancora sprazzi di classe
cristallina ed ha mostrato un carisma di cui la squadra ha forse ancora bisogno, deciderà
di inseguire ancora il suo sogno e di ripartire quasi da zero con un nuovo coaching staff
ed un nuovo playbook, allora qualche ritocchino allattacco (e magari un bel runner)
potrà portare i Dolphins in alto. Se, viceversa, Dan metterà fine ad una carriera
stellare, allora sarà Damon Huard a dover guidare questa squadra nella giungla di una
division dove, il prossimo anno, potrebbero non esserci squadre materasso.
ALCUNE STATISTICHE (da CNN-SI): |
| PASSING | Att |
Cmp |
Pct |
Yds |
Tds |
Int |
|
| Dan Marino Damon Huard |
369 |
204 |
55.3 |
2448 |
12 |
17 |
|
| Totale: | 589 |
329 |
55.9 |
3738 |
20 |
21 |
| RUSHING | Rush |
Yds |
Avg |
Tds |
Lg |
|
| James J. Johnson Cecil Collins Stanley Pritchett |
164 |
558 |
3.4 |
4 |
34 |
|
| Totale: | 445 |
1453 |
3.3 |
8 |
34 |
|
| RECEIVING | Rec |
Yds |
Avg |
Tds |
Lg |
|
| Tony Martin Oronde Gadsden Stanley Pritchett |
67 |
1037 |
15.5 |
5 |
69 |
|
| Totale: | 329 |
3738 |
11.4 |
20 |
69 |
|
| KICKING | XPA |
XPM |
FGA |
FGM |
FG% |
|
| Olindo Mare | 27 |
27 |
46 |
39 |
84.8 |
|
| Totale: | 27 |
27 |
46 |
39 |
84.8 |
| INTERCEPTIONS | Int |
Yds |
Tds |
|
| Sam Madison Terrell Buckley Brock Marion |
7 |
164 |
1 |
|
| Totale: | 18 |
243 |
1 |
|
| TACKLES | Tack |
Sacks |
Yds |
|
| Zach Thomas Brock Marion Robert Jones |
108 |
1.0 |
10 |
|
| Totale: | 544 |
39 |
240 |